Dal 2000 ad Ancona la nostra associazione diffonde e condivide la pratica, lo studio e la conoscenza dello Yoga.
La nostra pratica si pone nel solco degli insegnamenti tradizionali di Hatha e Raja Yoga
e della loro interpretazione da parte dei grandi maestri contemporanei.

 

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Solitamente ci si avvicina allo yoga per provare a risolvere un problema: la schiena che fa male, l’attacco di ansia che coglie all’improvviso, la fatica del vivere quotidiano. Va bene così, perché partiamo dai nostri limiti e dalla volontà di superarli, con pazienza e umiltà, avendo come soli strumenti di guarigione  il corpo, il respiro, la mente. Si apre per ognuno un colloquio con se stesso, un percorso individuale, dove, ogni volta che ci sediamo a terra sul tappetino per la nostra pratica di yoga, entriamo in un viaggio mai interrotto che, attraverso il tempo e lo spazio, lega tutti i praticanti con un filo di attenzione, consapevolezza, studio e sperimentazione. Una postura, un respiro, un momento di quiete della mente ci riconnette alle radici della disciplina, ci rende compagni di percorso di antichi yogi e yogini.

È quindi giusto conoscere le fonti dello yoga, almeno quelle che sono arrivate a noi in forma scritta, per non dare nulla per scontato, per avere dei riferimenti saldi, per sentire una affinità nel metodo e nella motivazione, anche se lo yoga oggi si esprime in forme spesso molto diverse da quelle delle origini.

patanjaliXpraticaAd esempio, sappiamo con chi ci connettiamo quando parliamo di raja yoga e asthanga yoga? Sappiamo chi era il grande vecchio dello yoga, Patanjali? Sappiamo che il suo piccolo testo, scritto tra il 200 e 400 dopo Cristo, resta ancora oggi la base indiscussa ed insuperata di ogni seria pratica di yoga?

Descritto nella iconografia tradizionale come un uomo dal viso ornato dalla barba e con la parte del corpo dalla vita in giù in forma di serpente avvoltolato, non si sa quasi nulla di Patanjali, ma forse sapere poco o niente di Omero o di Shakespeare toglie qualcosa alla loro poesia? La grandezza di Patanjali sta nell’essere riuscito a raccogliere in un breve scritto, gli Yogasutra, l’essenza della antica disciplina dello yoga, che fino a quel momento era stata  trasmessa oralmente, consegnandola così ad ogni praticante, fino ad oggi. Per la importanza di questa opera, il metodo descritto da Patanjali è stato riconosciuto come la più nobile forma di yoga e definito Raja Yoga, lo yoga sovrano.

Non è facile il suo insegnamento, lo si può comprendere un po’ alla volta, man mano che procediamo con pazienza nella pratica e nello studio e lasciamo che lo yoga conformi e arricchisca la nostra vita. E allora, ogni tanto, accadrà di pensare… ma guarda, è proprio così… e gli Yoga sutra continueranno a vivere nel tempo e nello spazio.

Indicano una via verso la conoscenza, definendo un metodo per fermare i vortici della mente che oscurano la comprensione della realtà, un metodo, l’Asthanga Yoga, costituito da otto membri: Yama, le astensioni, Niyama, le prescrizioni, âsana, le posture, prânâyâma, il controllo del respiro e del flusso vitale, prâtyahâra, la ritrazione dai sensi, dhâranâ, la concentrazione, dhyâna, la meditazione, samâdhi, l’enstasi.

E’ un metodo rigoroso, dove nessun membro può essere trascurato, poiché per progredire occorre una loro equilibrata compresenza, così che ognuno di essi sia di sostegno all’altro e lo nutra di significato e che in ognuno di essi gli altri siano presenti. “Quando pratico un asana devo avere il distacco dall’esterno, devo essere concentrata su me stessa, devo arrivare al controllo del respiro e alla meditazione, altrimenti non sono nella via dello yoga” (Gabriella Cella).  Allo stesso modo, quando siedo per meditare, il corpo saprà restare fermo e stabile, il respiro diventare lungo e sottile, osserverò la mente come quando sono consapevole di un muscolo che si contrae o si allunga.

Se inseriamo nella nostra pratica quotidiana un riferimento ad ognuno degli anga, con umiltà e senza timori, ogni giorno li comprendiamo un po’ di più,  che cioè  si possono sperimentare e ripercorrere più e più volte, ogni volta con maggiore consapevolezza,  e che nel tempo si manifestano naturalmente dentro di noi, con un andamento  a spirale, come la forma del serpente che avvolge il corpo di Patanjali, indicandoci la possibilità di un costante progresso nella conoscenza di sé.

Paola